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Parrocchia di Almenno San Salvatore
Diocesi di Bergamo


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QUARTA DOMENICA DI PASQUA



Anche questo tempo di Pasqua sta trascorrendo, come era stato quello della Quaresima, all’insegna dell’incertezza, della “paura”, della fatica di una situazione che sembra creare solo smarrimento e per tante persone preoccupazione, sofferenza vera nel corpo e nello spirito.




È una situazione che, pur nella sua drammaticità e complessità, ci lancia anche segnali forti di speranza e di fiducia che non possiamo lasciare cadere, ma tenere come un tesoro da custodire e far crescere anche quando l’emergenza sarà finita (speriamo presto) e ci sentiremo chiamati a riprendere un cammino di “normalità” (che sarà comunque radicalmente diverso da quello che era stata la vita di prima).
La “fase due”, come viene definito il periodo di tempo a partire da lunedì prossimo che permetterà la ripresa di alcune attività lavorative e commerciali, speriamo vada positivamente in questa direzione, anche se siamo consapevoli che il “cammino” sarà ancora lungo e non privo di difficoltà, sarà chiesto a tutti e a ciascuno un senso profondo di responsabilità e spirito di sacrificio che francamente non è mancato, salvo alcune eccezioni, nelle settimane faticose che ci stanno alle spalle; questo ci permette di intravedere segnali incoraggianti e ci apre il cuore alla speranza di un futuro, certo non facile, ma comunque carico di promesse e di possibilità di una ripresa, a diversi livelli, anche se per qualcuno purtroppo con grandi difficoltà e qualcuno forse (speriamo di no) non ce la farà.
Il dramma che abbiamo vissuto, e che in parte stiamo ancora vivendo, certo non lo possiamo cancellare con un colpo di spugna, ma ce lo porteremo dentro per tutto il tempo della nostra vita nei suoi risvolti problematici e dolorosi, ma speriamo anche nei suoi aspetti di insegnamento e di riscoperta dei valori che stanno veramente alla base della nostra società e della nostra convivenza umana.
La Pasqua di Gesù con la sua passione, morte e risurrezione è l’orizzonte che la nostra fede ci offre e in cui collocare questa dimensione: la prova, la sofferenza e perfino la morte acquistano un senso se vissute nella luce pasquale; Gesù è giunto alla gloria della risurrezione attraverso la croce, la sua morte ha vinto la morte e ha aperto non solo per Lui, ma per tutta l’umanità la speranza di una vita che non muore e che anche ogni situazione di prova e sofferenza, a volte anche la più assurda, è destinata a sfociare in una rinascita, secondo la logica della parabola più breve del Vangelo che è quella del chicco di grano chiamato sì a morire, ma per generare una vita centuplicata.
Tutto questo sarà possibile, anche nella nostra drammatica situazione, se sapremo far tesoro degli insegnamenti che l’esperienza dell’epidemia ci lascia e che non dovremo mai dimenticare in nessun passaggio o snodo della nostra vita: primo, siamo fragili, anche quando ci sentiamo forti, sicuri, arrivati ... basta poco, un nemico invisibile come un virus, per metterci in ginocchio; questa è la nostra condizione umana, è la nostra umanità che ha in sé energie, capacità e risorse infinite, ma dentro, si direbbe parafrasando San Paolo, “un vaso di creta”, così fragile che va trattato e custodito con cura e rispetto.
Proprio questa condizione di fragilità, ci ha insegnato l’esperienza della pandemia, si può vincere e superare sono nella solidarietà, nella disponibilità, a farci carico dei pesi e delle fatiche gli uni degli altri. Quante belle e commoventi testimonianze abbiamo visto e continuiamo a vedere in questa direzione; la nostra umanità fragile ha in sé una forza “di amore” a volte impensabile.
Ed, infine, anche se tanti altri insegnamenti possiamo trarre da ciò che stiamo vivendo, ma li lascio alla vostra riflessione e considerazione, un ultima provocazione la cogliamo dalle parole sempre coinvolgenti che ci ha detto qualche giorno fa Papa Francesco: “siamo tutti sulla stessa barca”, e solo se veramente tutti, anche se a diversi livelli, remiamo nella stessa direzione possiamo andare avanti anche nella “tempesta”, e se poi a bordo di questa “barca” c’è anche Lui, che a noi magari sembra dormire, siamo certi che nessuna bufera potrà travolgerci.
Avanti allora con fiducia, speranza e coraggio!
Un caro saluto a tutti, speriamo presto di poterci vedere e comunicare di persona, un abbraccio fraterno.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


SECONDA DOMENICA DI PASQUA



Carissimi Parrocchiani, stiamo celebrando la Pasqua del Signore.
La liturgia pasquale non si esaurisce in un giorno, ma dovrebbe essere vissuta in otto giorni, (ottava di Pasqua), anzi in tutto il Tempo Pasquale fino alla Pentecoste, quasi a suggerirci come l’evento della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù ormai ci proietta fuori dal nostro tempo (quello dei nostri calendari, delle nostre agende), per immetterci ormai nel tempo di Dio, che è la pienezza dei tempi, quella che noi chiamiamo "eternità", non solo che non finisce mai, ma nel senso del compimento della nostra Comunione con il Signore, che già oggi possiamo vivere quasi come un anticipo, un germe, di ciò che avverrà definitivamente con la nostra morte.




Tutto questo sembra, però, contrastare fortemente con la situazione drammatica che stiamo vivendo ormai da diverse settimane; la forza devastante di questo virus anche se sembra ormai rallentare il suo impatto in questi ultimi giorni, continua comunque a mietere vittime, ormai in tutto il mondo, e soprattutto nella nostra terra lombarda, compreso il nostro paese dove diverse persone stanno soffrendo a causa di questo morbo, alcune ancora con grande apprensione, altre con maggiori speranze, ma anche tante (troppe) hanno perso la vita lasciando i propri familiari nello sconcerto e nello sconforto per non poter offrire loro neppure un ultimo saluto ed un "abbraccio" con la Celebrazione dell’Eucaristia del Funerale.
Nonostante tutto questo anzi proprio nel cuore di questa "tragedia", noi credenti abbiamo celebrato e stiamo celebrando la Pasqua, perché crediamo che Gesù Cristo è il Crocifisso Risorto ed è proprio questa luce, che si è sprigionata da un sepolcro a Gerusalemme duemila anni fa, viene a squarciare anche le tenebre più oscure, compre quelle che sembrano avvolgere la nostra umanità in questo tempo.
Gesù ha vinto la morte, non a parole, ma immergendosi con la sua passione e crocifissione in questo mistero oscuro e angosciante, per riemergere vittorioso in forza dell’Amore del Padre per la nostra umanità.
È questo amore che abbraccia tutti noi che siamo nell’angoscia, in particolare, gli ammalati, che stanno soprattutto negli ospedali e nelle strutture sanitarie, o presso la propria abitazione, i loro familiari che condividono la loro "fatica", e perfino i nostri cari che ci hanno lasciato, perché il Signore non li ha abbandonati, anche se magari solo in un letto di Ospedale, ma li ha presi per mano, ha asciugato le loro lacrime, ha dato loro quella carezza che è stata negata alla nostra possibilità, e li ha accolti in un abbraccio che non finisce mai.
Certo, questo, forse, non attenua il dolore, ma se ci lasciamo anche noi prendere per mano da quel Cristo che nella Pasqua si rivela vincitore della sofferenza e della morte, è qui e, forse, solo qui che possiamo trovare conforto e speranza per vedere "oltre" questo dramma che ci opprime ed angoscia.
Tutto questo però non è scontato e ovvio, è un "cammino", è il cammino della nostra fede, quello che il Risorto ha proposto a Tommaso, protagonista del Vangelo di questa seconda domenica di Pasqua; quel Tommaso che ci è tanto familiare, proprio perché ci assomiglia molto nella sua "incredulità"; davanti a Lui, come davanti a noi, il Gesù Risorto spalanca i segni della sua Passione e Morte, per aiutarci a credere alla sua Risurrezione.
È questa la luce, forse ancora lontana (speriamo non troppo), che già possiamo intravedere, anche se ancora nel buio che sembra avvolgerci.
Augurando a tutti una buona continuazione del Cammino della Pasqua, anche se in questo contesto faticoso e pieno di incognite, una preghiera particolare per gli ammalati e i loro familiari, e per le tante persone che con loro a diversi livelli: sanitario, politico, sociale, economico…, stanno lottando per superare questa tremenda situazione.
Con nel cuore un ricordo struggente per chi ci ha lasciato.
A tutti un abbraccio!

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


L'ANNUNCIO DELLA NASCITA DI GESU'



L’annuncio della tua nascita, Gesù, arriva di sorpresa, nella notte, a persone che non erano stinchi di santi e che non si aspettavano di essere i primi e diretti destinatari di un messaggio così importante.
L’annuncio della tua nascita, Gesù, è un fiume di gioia che irrompe nella nostra esistenza travagliata, per regalare consolazione e speranza ai poveri della terra e agli emarginati, a coloro che penano sotto carichi pesanti.
Trasmette la notizia di un evento che cambierà il corso della storia e rappresenta una sfida vera e propria agli assetti costruiti dai potenti della terra.
Sì, Gesù, perché se Ottaviano, l’imperatore, pretende di essere il divino e la guida suprema, se vuole contare gli abitanti dei suoi domini per imporre dovunque il suo potere e far riconoscere la sua forza, tutto questo è destinato a sparire con tutta la sua carica di arroganza, come una pietosa illusione.
Il vero Salvatore, l’Inviato di Dio, il Signore autentico sei tu, il bambino nato in un alloggio di fortuna, che ha prima culla una mangiatoia.
Con te Dio sembra farsi gioco delle apparenze e impartirci una lezione fondamentale: solo l’amore rimane, edifica per sempre e Dio prova un amore sviscerato per tutti.
Per questo tu, il suo Figlio, ti sei fatto uomo.




Il parroco Don Mario insieme a tutti i sacerdoti della parrocchia di Almenno San Salvatore ti augurano Buone Feste, un sereno Santo Natale e un felice Anno Nuovo.


PAROLA DEL PARROCO PER IL NATALE



Celebriamo te, Signore Gesù, che sei la vera luce del mondo.
Tu sei la Parola che squarcia il silenzio dei secoli e che ci rivela l’amore smisurato del Padre.
Tu sei la Parola che scandaglia le profondità del nostro cuore, senza mai umiliarci né ferirci.

Tu sei la Parola che traccia il percorso, la strada sicura per raggiungere una pienezza che ha il sapore dell’eternità.
Com’è possibile, allora, che ci sia chi preferisce ancora le luci effimere di tante seducenti illusioni, le nebbie insidiose che avvolgono di dubbi e di rassegnazione ogni nostro movimento, le tenebre che costringono ad andare a tentoni senza accorgersi delle insidie disseminate sul cammino?

Eppure, solo in te risplende la grazia offerta a tutti, che spezza ogni catena e apre un futuro nuovo, strappandoci alla nostra vergogna, ai nostri umilianti fallimenti.

Solo in te appare la verità di Dio, che continua a sorprenderci perché colma di misericordia e generatrice di speranza.
Solo in te, Signore Gesù, noi veniamo generati alla dignità e alla grandezza dei figli di Dio.




Il parroco Don Mario insieme a tutti i sacerdoti della parrocchia di Almenno San Salvatore ti augurano Buone Feste, un sereno Santo Natale e un felice Anno Nuovo.


PAROLA DEL PARROCO PER LA PASQUA



Sono tre i personaggi del Vangelo di Pasqua: Maria Maddalena, Pietro e Giovanni.
Ma solo di quest’ultimo si dice che, entrato nel sepolcro, vide e credette.




Alla vista della tomba vuota, Maria Maddalena fornisce l’unica spiegazione plausibile: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto".
Un grido, quello di Maddalena, che dice il suo smarrimento: si era mossa di buon mattino, quando era ancora buio, per andare a piangere un morto che aveva tanto amato.
E ora non le è possibile farlo, perché non c’è il suo corpo.
Un grido che rimane all’interno di un orizzonte del tutto scontato, quello di una morte ineluttabile a cui non c’è alcun rimedio.
Non resta, dunque, che il lutto e la tristezza.
L’annuncio della Maddalena fa correre subito Pietro e Giovanni al sepolcro.
Quest’ultimo, più giovane, è anche più veloce e arriva dunque per primo, ma lascia che sia Pietro a precederlo dentro la tomba.
Tutto sembra in ordine, i teli e il sudario sono lì.
Ma manca ciò che conta di più: il corpo di Gesù, quel corpo che era stato disceso dalla croce e sepolto in tutta fretta.
Pietro osserva ogni cosa, ma non va oltre.
Forse perché è ancora preso dagli eventi che hanno fatto emergere tutta la sua fragilità e la sua paura: infatti, per tre volte Pietro ha rinnegato Gesù.
Solo a questo punto Giovanni, che non è neppure chiamato per nome, ma designato come "il discepolo che Gesù amava", entra anche lui nel sepolcro.
Ma egli, a differenza degli altri due, approda alla fede.
La spiegazione, probabilmente, sta proprio in quello che lo caratterizza: Giovanni è il discepolo "amato" o anche "che si lascia amare" e dunque che accoglie la sorpresa di un amore smisurato e immeritato.

Cosa significa, in definitiva, celebrare la Pasqua?
Cosa significa credere nella resurrezione di Gesù?

• Significa riconoscere la forza dell’amore, un amore capace di sconfiggere le forze del male, proprio quando sembrava che esse avessero pronunciato l’ultima parola, quella decisiva.

• Significa accogliere la novità dell’amore, un amore che si rivela attraverso la spoliazione più completa, fino ad apparire del tutto fragile e disarmato, ma è proprio per questo che risulterà vittorioso.

• Significa abbandonarsi a questo amore, lasciandosi alle spalle tutte le proprie paure e le proprie spiegazioni, ed anche il ricordo delle proprie infedeltà, per lasciarsi colmare da una Presenza che porta gioia e pace.

Ognuno di noi, allora, in questo giorno di Pasqua, deve diventare Giovanni, cioè il discepolo che si lascia amare da Gesù e quindi arriva alla fede, con la semplicità di colui che va verso il nuovo con la fiducia di un bambino.


LA QUARESIMA E' UNA STRADA POCO BATTUTA



Gesù, la strada che tu mi proponi non è molto battuta.
Mentre tutti sono intenti a difendersi dai poveri e dal disagio che provocano per garantirsi la propria pace e il placido godimento dei diritti acquisiti, tu mi chiedi di lasciarmi commuovere dalle storie di chi fugge dalla guerra e dalla persecuzione, dalla fame e dalla penuria endemica.
Gesù, tu mi chiedi di fare la mia parte, di mettere mano al mio portafoglio.




Mentre ogni giorno si paga il tributo all’idolo dell’efficacia e della vitalità e ci si lascia stritolare da un attivismo che non conosce soste o pause, tu ci inviti a trovare del tempo per Dio: uno spazio specifico e qualificato per ascoltare, innanzitutto, per meditare e rispondere a Colui che continua a raggiungerci con una parola colma di saggezza e di amore.
Mentre si è facili prede di bisogni che non conoscono limiti e di strategie di accaparramento, ci lasciamo guidare da un’ansia divorante che non risparmia né i cibi, né le persone.
Gesù, tu ci metti sulla strada del digiuno, di una rinuncia che tocca il corpo per poter finalmente avvertire la fame di ciò che conta veramente: una relazione autentica con Dio, a cui attingere saggezza, gioia e pace.


I SANTI, CITTADINI DEL MONDO NUOVO



C’è un popolo numeroso, Gesù, che ha preso sul serio le tue parole.
A molti sono sembrati dei deboli perché hanno continuato a perdonare anche quando venivano insultati e calunniati, perché hanno offerto misericordia anche a quelli che proprio non se la meritavano.




Essi hanno sperimentato il potere del male che ha devastato la loro esistenza, che li ha mortificati e fatti soffrire, ha aperto piaghe difficili da guarire, eppure non hanno rinunciato a perdonare.
C’è un popolo smisurato, Gesù, che ha preso sul serio le tue parole.
Sono stati presi per ingenui, facile preda di ogni astuto, zimbello dei potenti di turno, solo perché hanno rinunciato alla malizia e hanno riservato a ogni situazione uno sguardo limpido e pieno d’amore, proprio come il tuo, Maestro buono.
Il loro cuore è puro, immune da tutto ciò che lo indurisce ed incattivisce, che lo inquina di gelosia, di avidità o di orgoglio.
E' questo popolo, Gesù, che costituisce per noi un segno di sicura speranza.
Tu li hai dichiarati beati, veramente felici e fortunati: sono i cittadini del mondo nuovo che prepari per noi.


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