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Parrocchia di Almenno San Salvatore
Diocesi di Bergamo


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LA QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA



Ci apprestiamo a celebrare la Quarta Domenica di Quaresima e purtroppo ancora senza poter celebrare insieme l’Eucaristia.
Questo digiuno “eucaristico” è per noi credenti un passaggio difficile, in qualche modo ci è imposto e sembra privarci di quel nutrimento essenziale e vitale che è per noi Lui, il Signore che si fa dono nel Suo Corpo e nel Suo Sangue.
Però, è paradossalmente anche il segno della nostra carità, di quell’impegno a salvaguardare in questo momento difficile la salute dei nostri fratelli (oltre che la nostra).




I sacerdoti celebrano "da soli" e noi, visivamente e auricolarmente, li possiamo seguire attraverso tutti quei mezzi che la tecnologia di oggi ci mette a disposizione e questo, oltre che favorire, innanzitutto, quella Comunione con il Signore che ci unisce sempre al di là di ogni distanza, fa sì che quelle Chiese desolatamente vuote si possano riempire di quella presenza indubbiamente misteriosa ma reale dei nostri cuori uniti in un Amore più grande, che è quello del Signore per noi, che diventa, in questo momento drammatico, la fonte della nostra Speranza.
La situazione che stiamo vivendo è indubbiamente difficile e faticosa e sembra diventarlo ogni giorno sempre di più.
Siamo nel mezzo di un tunnel buio, smarriti e spesso sfiduciati.
Intravedere anche solo in lontananza la luce sembra impossibile, ma non possiamo arrenderci allo scoramento (anche se molto umano in questo momento) per noi stessi e per tutti.
Ci sia di stimolo nell’affrontare le inevitabili "costrizioni" che ci sono imposte, lo spirito di abnegazione e di sacrificio "eroici" di tanti medici, infermieri, operatori sanitari a tutti i livelli che si stanno battendo al fianco dei fratelli e sorelle colpiti e vittime del virus.
I nostri "piccoli" sacrifici (restare chiusi in casa, non poter uscire per nessun motivo se non gravissimo, la distanza tra le persone che ci sono care, etc.) siano il segno della nostra partecipazione a quanti sono in trincea per combattere questa tremenda battaglia.
Si potrebbe dire e scrivere ancora tante cose.
D’altra parte, essendo impossibile incontrarci fisicamente e abbracciarsi (quanto sarebbe importante in questi momenti stringersi anche solo la mano), ci resta la "parola" che è il mezzo più comune per comunicare tra noi ed esprimere anche i sentimenti più profondi dell’animo.
Ma forse è opportuno riscoprire anche il "silenzio" che ci permette di rientrare in noi stessi e scandagliare quegli angoli più oscuri, ma spesso anche più luminosi del nostro essere più profondo.
Finora abbiamo vissuto prevalentemente fuori di noi, ora è il momento di rientrare in noi stessi e far emergere le dimensioni dello spirito e (per chi è credente) della preghiera.
Lascio la parola conclusiva di questa riflessione al nostro Vescovo, il quale diceva qualche giorno fa:

L’immagine biblica che mi dà forza in questa circostanza è quella dell’esilio.
Questo contagio ci sta, volenti o nolenti, esiliando dalla terra della nostra vita quotidiana, dalle nostre reali, presunte e presuntuose sicurezze, dalle nostre buone e forse meno buone abitudini.
Il popolo di Dio, esiliato, perde tutto: gli rimane la fede, la preghiera e la dedicazione della propria vita agli altri, come espressione concreta della propria dedicazione a Dio.
La prova, così si rivela il morbo dilagante, è il luogo del combattimento della fede.
Il Signore ci indica nel silenzio e nell’ascolto della sua Parola, nella pazienza e perseveranza e nella preghiera e della carità vicendevole, le armi del nostro combattimento spirituale”.

Mentre ci salutiamo da lontano, ma profondamente uniti nello spirito e nella Comunione nel Signore, rivolgiamo un pensiero e un ricordo particolare nella preghiera a tutte quelle famiglie e persone (particolarmente di Almenno San Salvatore) che sono state colpite direttamente da questo terribile morbo, a chi ha perso un familiare o una persona cara e a chi con ansia sta vivendo l’esperienza di un familiare o amico ammalato.
Il Signore doni a tutti la sua forza e la sua consolazione.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


IL PRETE, UN DONO PER LA COMUNITA'



Il sacerdote per una comunità di persone come la parrocchia è sempre un grande dono, è il segno per eccellenza che il Padre non si dimentica mai di noi.
Dio ci manda un uomo che dal vivo rappresenta suo Figlio, che continua a stare con noi, a camminare con noi, a farsi carico delle nostre fatiche, ma soprattutto continua a non lasciarci mancare il dono della sua Parola, del suo perdono e del suo pane di vita nell’Eucaristia.
Il fatto che in questi anni il numero dei preti sta decisamente diminuendo ci aiuta, forse, a renderci conto di quanto non ringraziamo mai abbastanza il Signore per questo suo dono.
Certo, il prete è però un uomo, non è un angelo, con le sue belle qualità e capacità, ma anche con tanti limiti e debolezze di ogni essere umano.
Per questo dobbiamo accoglierlo, sì, come un dono, ma anche aiutarlo, stargli vicino, incoraggiarlo, perdonarlo (quando sbaglia), perché anche attraverso il nostro sostegno il sacerdote in parrocchia possa, con la grazia del Signore, svolgere sempre al meglio la propria missione.




IL SACERDOTE

Grandissimo e piccolissimo,
nobile di spirito come un discendente di re,
semplice e dimesso come un contadino,
un eroe che ha vinto se stesso,
un uomo che ha lottato con Dio,
una sorgente di vita santa,
un peccatore al quale Dio ha perdonato,
un dominatore dei propri desideri,
un servitore dei deboli e degli inquieti,
di fronte a nessun grande si prostra,
verso i piccoli si china,
un discepolo del suo Maestro,
una guida nella lotta degli spiriti,
un mendicante con le mani imploranti,
un araldo con doni preziosi,
un uomo nel campo del combattimento,
una donna al capezzale degli ammalati,
un vecchio nel contemplare,
un bambino nel confidare,
tende alle cose più alte,
non disprezza le cose più piccole,
destinato alla gioia ha familiarità con il dolore,
è lontano da ogni rimpianto,
chiaro nel pensare,
schietto nel parlare, amico della pace,
nemico dell’inerzia, stabile in se stesso,
del tutto diverso da quanto sono io.

Tratto da un manoscritto medioevale.


DON MARCO LUCA BERTANI

Il 28 maggio 2017 la comunità di Almenno San Salvatore ha partecipato a un evento importante e straordinario: Don Marco Luca Bertani, che in questo anno ha prestato il suo servizio diaconale nella nostra parrocchia, ha celebrato la sua "Prima Messa" proprio con noi, dopo essere stato ordinato prete il giorno precedente dal nostro Vescovo Francesco in Cattedrale a Bergamo.
Un evento veramente straordinario perché, seppur nella sua lunga storia passata la parrocchia di Almenno San Salvatore ha avuto molti preti originari, era comunque da più di undici anni che non si manifestava nuovamente questo "dono" di Dio.
A nome di tutta la comunità parrocchiale di Almenno San Salvatore ringraziamo quindi il Signore per aver chiamato Don Marco Luca a seguirlo sulla via del sacerdozio e ringraziamo Don Marco Luca per aver risposto affermativamente.
Anche qui sul web, auguriamo a Don Marco Luca ogni bene e un buon cammino sulle orme del Maestro che non ci delude mai.


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