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Parrocchia di Almenno San Salvatore
Diocesi di Bergamo


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SESTA DOMENICA DI PASQUA



Ci stiamo avviando verso il compimento del Tempo Pasquale.
La prossima Domenica, il 24 maggio, celebreremo la solennità dell’Ascensione di Gesù e la domenica successiva la Pentecoste; abbiamo vissuto tutta la Quaresima e questo tempo straordinario in un clima indubbiamente inusuale di grande apprensione e preoccupazione per tutti, e segnato per tanti dalla sofferenza e dalla fatica dell’epidemia che ha seminato dolore e morte in troppe situazioni.




Ora siamo entrati in una fase che per diversi aspetti lascia spazio a maggiore speranza e fiducia, anche se non possiamo assolutamente abbassare la guardia, visto che la resistenza del virus non è ancora vinta e se venisse meno il senso di responsabilità, anche da parte soltanto di qualcuno, le conseguenze sarebbero poi pagate da tutti.
Questo è il senso di quella prudenza che viene richiesta a tutti nel momento in cui riaprono diverse attività e tutto si rimette in moto, visto che se i segni della crisi in atto lasciano intravedere un futuro non certo immediatamente roseo.
Questo vale anche per quanto riguarda la riapertura della nostra Chiesa alla celebrazione con la presenza dei fedeli; è indubbiamente un passo importante e decisivo per la vita di una comunità cristiana, che non può vivere senza ritrovarsi e soprattutto senza Eucaristia, ma nello stesso tempo questo non deve portarci a pensare che tutto tornerà indistintamente come prima, anzi…; le prescrizioni, le precauzioni, le attenzioni sono molteplici, e sarà fondamentale che tutti le rispettino, non solo per la salvaguardia della salute personale, ma anche (soprattutto!) quella degli altri; come già è stato sottolineato, questo è per noi cristiani un segno concreto di carità e senza ”carità” non si è cristiani.
Chi verrà in Chiesa nei prossimi giorni, soprattutto la domenica, si renderà conto immediatamente di tutto questo; i limiti imposti, a partire dai numeri delle persone che potranno stare in Chiesa (90 Parrocchia, 60 Santuario, 40 Cappuccini) fino all’obbligo di rispettare le distanze e quindi la disposizione dei posti, costringendo forse qualcuno a restare fuori o al limite ad “accontentarsi” di seguire alla Radio Parrocchiale, o dalla pagina Facebook di Leminenews la celebrazione, come si è fatto in questi mesi; alle porte delle Chiese troverete comunque tutte le indicazioni necessarie e persone incaricate che vi daranno tutte le spiegazioni.
Al di là di tutti questi aspetti molto concerti ed importanti, sarà fondamentale non dimenticare l’esperienza che abbiamo vissuto, ed in una parte non indifferente stiamo ancora vivendo; ci sono alcuni insegnamenti e provocazioni di cui non possiamo non fare tesoro proprio per trarre il positivo anche in questa situazione negativa.
La nostra fragilità, che il virus ha fatto emergere, ha fatto crollare in modo evidente quel senso di onnipotenza che sembrava in troppi campi aver preso l’uomo del nostro tempo; da soli non ci salviamo, non possiamo neppure vivere, abbiamo bisogno degli altri, e gli altri hanno bisogno di noi; solo insieme possiamo andare avanti, condividendo le nostre vite, le nostre ricchezze (non solo economiche, ma anche quelle…), i nostri “talenti” ed i nostri limiti.
Solo partendo da qui e tenendo ben saldo questo fondamento, potremo “ripartire” e ricrescere insieme; avendo l’accortezza di non lasciare indietro nessuno, aprendo gli occhi ed il cuore di fronte a quei tanti nuovi poveri che questa epidemia ha lasciato e continuerà per un po’ a lasciare dietro a sé; i tanti esempi di eroicità e dedizione anche abbiamo visto in questo tempo di emergenza devono aiutarci veramente a non “mollare” mai, soprattutto di fronte alle difficoltà, fatiche e responsabilità che la “ripresa” non mancherà di presentarci.
I testi della Parola di Dio che la liturgia di questo tempo di Pasqua ci ha donato e ci donerà nelle prossime domeniche, ci dicono come le prime Comunità Cristiane sono cresciute nelle fatiche e prove del loro tempo, proprio grazie a questo spirito di comunione e di condivisione, lasciandosi prendere per mano dal Signore Gesù, il Risorto e lasciandosi guidare ed illuminare dallo Spirito Santo che nella Pentecoste trasforma un gruppo di “sconfitti” e sfiduciati in una comunità, sempre debole e povera, ma capace di portare un messaggio che trasformerà il mondo.
Questa “lettera” conclude il ciclo di messaggi e comunicazioni con cui ci siamo tenuti in contatto in questo faticoso periodo di isolamento e disorientamento; da domenica prossima ci sentiremo “in diretta”, anche se ancora non per tutti; speriamo di poter tornare presto alla “normalità” (anche se non sarà mai più come quella di “prima”); grazie di cuore alle tante persone che, in modi diversi, in questi mesi di particolare fatica e sofferenza, hanno continuato, anche nel silenzio e nell’anonimato, a “sostenere” il cammino della nostra comunità; manteniamoci sempre in questa comunione di spirito e di preghiera; la strada da percorrere è ancora lunga, ma se c’è Lui “a farci strada...”

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


QUINTA DOMENICA DI PASQUA



Ormai da diverse settimane ci “incontriamo” e comunichiamo attraverso questa lettera settimanale che vuole essere, in questo tempo di emergenza, un piccolo segno, dell’accompagnamento della Parrocchia ed in particolare dei suoi preti in una situazione per tanti aspetti paradossale e comunque complessa che viene a toccare proprio quelli che sono i rapporti di relazione ed interpersonali della nostra società e quindi anche della Comunità Cristiana.




In questa settimana, da lunedì scorso, siamo entrati nella tanto attesa “fase 2”, questo ci porta ad intravedere un po’ di luce, anche se l’uscita dal “tunnel” sembra ancora non così immediata, anzi i rischi ed il pericolo continuano ad essere incombenti e l’attenzione e il senso di responsabilità di tutti non possono certo venir meno in questa fase; ne va di mezzo non solo la nostra salute, ma anche la sicurezza degli altri e quindi in questo caso “responsabilità” equivale per noi cristiani a carità, nel senso più profondo di questo termine che significa fare nostro e quindi accogliere l’amore di Dio e condividerlo fra noi facendoci carico gli uni i pesi degli altri.
Nel Vangelo di questa domenica Gesù dice: “Io sono la via, la verità, e la vita” (Gv 14,6) e credo che nessuna parola meglio di questa, almeno per i credenti, possa diventare luce e speranza in questo momento così difficile, confuso e incerto nel suo sviluppo. Gesù ci è vicino, non ci ha mai abbandonato, è al nostro fianco, stando dentro la sofferenza, la paura, l’angoscia nostra e soprattutto di tanti ammalati (che speriamo continuino a diminuire), dei loro familiari, ma anche di tanti operatori sanitari che a diversi livelli si stanno battendo per poter alleviare e possibilmente guarire chi è stato colpito da questo terribile morbo.
Gesù il Crocifisso-Risorto, “via, verità e vita”, ci garantisce che anche i tanti fratelli e sorelle, che in questo periodo sono morti, sono stati presi per mano da Lui ed ora sono nella pace dell’Amore misericordioso del Padre.
La “fase 2” porta con sé anche la possibilità della riapertura delle nostre Chiese per la Celebrazione dell’Eucaristia “con i fedeli”; è un passaggio, non certo definitivo, ma carico ancora di tanti dubbi, complicazioni, restrizioni, norme di rispetto e sicurezza, che rendono il tutto non privo di difficoltà ed incertezze circa la sua applicazione.
Siamo entrati in possesso del Decreto governativo, attendiamo ora ulteriori precisazioni e specificazioni da pare della nostra Chiesa Diocesana e poi cercheremo di organizzarci per poter offrire anche alla nostra Comunità parrocchiale la possibilità di riprendere, anche se sarà in forma minima, alcune celebrazioni che sono essenziali per il nostro essere cristiani.
La Messa sarà offerta “in Chiesa” per un numero limitato di persone e non tutti potranno quindi essere presenti, vedremo come organizzarci; resta comunque valido l’invito a “restare a casa” per coloro che sono più “fragili” di fronte al virus, vale soprattutto per gli anziani, persone con particolari patologie e continuerà per loro, come per tanti altri, la possibilità di “partecipare” alla Messa attraverso i tanti mezzi che la tecnologia moderna ci mette a disposizione.
La nostra Parrocchia nel suo piccolo continuerà ad offrire la possibilità di seguire, soprattutto la S. Messa della domenica (in questo mese di Maggio anche il Rosario alle 20,30 il lunedì sera) attraverso la radio parrocchiale e il canale Facebook di Leminenews e cercherà di rispondere alle esigenze che man mano emergeranno, nel limite del possibile, secondo quelle disposizioni di sicurezza, che la particolare situazione sta imponendo.
Abbiamo, quasi, ultimato la “sepoltura” di diversi defunti che abbiamo avuto in questi ultimi due mesi, alcuni hanno atteso diverse settimane; questo ci è spiaciuto molto ed è una ferita profonda nel cuore; purtroppo l’emergenza è stata tale da costringerci ad “accumulare” un numero consistente di sepolture nella stessa giornata; abbiamo cercato di rispettare le norme vigenti fino a questi giorni; speriamo prossimamente di poter “ricordare” con una celebrazione più adeguata questi fratelli e sorelle, che ci hanno lasciato in modo così drammatico e “solitario”.
Continuiamo ad affidarci al Signore, per trovare in Lui la forza, l’energia ed il sostegno indispensabili per superare questo difficile momento; e sostenendoci anche vicendevolmente, facendo sentire la nostra vicinanza, anche se a distanza, a coloro che sono più in difficoltà, pensiamo soprattutto ai nostri ammalati ed anziani, l’impegno e lo spirito di abnegazione a diversi livelli di tante persone, anche se il loro volto resta nascosto dietro una mascherina, sono il segno di una umanità che spesso è capace di trarre fuori da sé il meglio proprio nella difficoltà e nella prova.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


QUARTA DOMENICA DI PASQUA



Anche questo tempo di Pasqua sta trascorrendo, come era stato quello della Quaresima, all’insegna dell’incertezza, della “paura”, della fatica di una situazione che sembra creare solo smarrimento e per tante persone preoccupazione, sofferenza vera nel corpo e nello spirito.




È una situazione che, pur nella sua drammaticità e complessità, ci lancia anche segnali forti di speranza e di fiducia che non possiamo lasciare cadere, ma tenere come un tesoro da custodire e far crescere anche quando l’emergenza sarà finita (speriamo presto) e ci sentiremo chiamati a riprendere un cammino di “normalità” (che sarà comunque radicalmente diverso da quello che era stata la vita di prima).
La “fase due”, come viene definito il periodo di tempo a partire da lunedì prossimo che permetterà la ripresa di alcune attività lavorative e commerciali, speriamo vada positivamente in questa direzione, anche se siamo consapevoli che il “cammino” sarà ancora lungo e non privo di difficoltà, sarà chiesto a tutti e a ciascuno un senso profondo di responsabilità e spirito di sacrificio che francamente non è mancato, salvo alcune eccezioni, nelle settimane faticose che ci stanno alle spalle; questo ci permette di intravedere segnali incoraggianti e ci apre il cuore alla speranza di un futuro, certo non facile, ma comunque carico di promesse e di possibilità di una ripresa, a diversi livelli, anche se per qualcuno purtroppo con grandi difficoltà e qualcuno forse (speriamo di no) non ce la farà.
Il dramma che abbiamo vissuto, e che in parte stiamo ancora vivendo, certo non lo possiamo cancellare con un colpo di spugna, ma ce lo porteremo dentro per tutto il tempo della nostra vita nei suoi risvolti problematici e dolorosi, ma speriamo anche nei suoi aspetti di insegnamento e di riscoperta dei valori che stanno veramente alla base della nostra società e della nostra convivenza umana.
La Pasqua di Gesù con la sua passione, morte e risurrezione è l’orizzonte che la nostra fede ci offre e in cui collocare questa dimensione: la prova, la sofferenza e perfino la morte acquistano un senso se vissute nella luce pasquale; Gesù è giunto alla gloria della risurrezione attraverso la croce, la sua morte ha vinto la morte e ha aperto non solo per Lui, ma per tutta l’umanità la speranza di una vita che non muore e che anche ogni situazione di prova e sofferenza, a volte anche la più assurda, è destinata a sfociare in una rinascita, secondo la logica della parabola più breve del Vangelo che è quella del chicco di grano chiamato sì a morire, ma per generare una vita centuplicata.
Tutto questo sarà possibile, anche nella nostra drammatica situazione, se sapremo far tesoro degli insegnamenti che l’esperienza dell’epidemia ci lascia e che non dovremo mai dimenticare in nessun passaggio o snodo della nostra vita: primo, siamo fragili, anche quando ci sentiamo forti, sicuri, arrivati ... basta poco, un nemico invisibile come un virus, per metterci in ginocchio; questa è la nostra condizione umana, è la nostra umanità che ha in sé energie, capacità e risorse infinite, ma dentro, si direbbe parafrasando San Paolo, “un vaso di creta”, così fragile che va trattato e custodito con cura e rispetto.
Proprio questa condizione di fragilità, ci ha insegnato l’esperienza della pandemia, si può vincere e superare sono nella solidarietà, nella disponibilità, a farci carico dei pesi e delle fatiche gli uni degli altri. Quante belle e commoventi testimonianze abbiamo visto e continuiamo a vedere in questa direzione; la nostra umanità fragile ha in sé una forza “di amore” a volte impensabile.
Ed, infine, anche se tanti altri insegnamenti possiamo trarre da ciò che stiamo vivendo, ma li lascio alla vostra riflessione e considerazione, un ultima provocazione la cogliamo dalle parole sempre coinvolgenti che ci ha detto qualche giorno fa Papa Francesco: “siamo tutti sulla stessa barca”, e solo se veramente tutti, anche se a diversi livelli, remiamo nella stessa direzione possiamo andare avanti anche nella “tempesta”, e se poi a bordo di questa “barca” c’è anche Lui, che a noi magari sembra dormire, siamo certi che nessuna bufera potrà travolgerci.
Avanti allora con fiducia, speranza e coraggio!
Un caro saluto a tutti, speriamo presto di poterci vedere e comunicare di persona, un abbraccio fraterno.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


TERZA DOMENICA DI PASQUA



Il tempo passa ed anche se alcuni segnali e alcuni numeri sembrano aprire ad una schiarita e si parla insistentemente di aprire, l’impressione è quella di essere ancora nel mezzo del guado; ancora lontani da una soluzione positiva della situazione drammatica in cui questa epidemia ci ha trascinato; l’isolamento, la distanza, l’impossibilità di incontrarci, soprattutto per le persone e le famiglie che stanno sopportando la fatica e la prova della malattia o addirittura della perdita di una persona cara, stanno facendo sentire tutto il loro peso e la stanchezza che sembrano a volte addirittura insopportabili.




Quanto è triste quello che sta avvenendo in questi giorni presso il cimitero dove vengono accompagnate per la “sepoltura” le salme o le ceneri delle persone del nostro paese che ci hanno lasciato; pochi familiari presenti e distanziati, un breve rito di benedizione e congedo nella preghiera e la deposizione della bara o dell’urna nel posto predisposto; questa tremenda tragedia che stiamo vivendo ci priva anche della possibilità di un ultimo abbraccio, di un ultimo saluto, quasi che tutto debba svolgersi in fretta perché il demone del virus ci minaccia.
La domanda per noi credenti che ritorna dentro questa situazione drammatica e che non dovremmo lasciar perdere neppure quando tutto questo sarà passato (speriamo presto), è sempre un po’ la stessa: a che cosa serve la nostra fede?
Perché “pregare” oltre che per chiedere aiuto?
È una domanda che risuona davanti a tutti noi, tutti siamo chiamati a dare una risposta, che non può essere né l’indifferenza, né lo stordimento o lo sconforto.
Questa “domanda” ci aiuta a pregare, ad intravedere nella nebbia dell’incertezza e della fragilità l’attesa di una speranza; non dobbiamo perdere la speranza.
Ma come si fa a non perdere la speranza in questa situazione?
La speranza non si perdere se si è responsabili verso gli altri; non bisogna lasciare soli i malati, anche se lontani e sottratti alla nostra vista, ma bisogna pregare per loro e per chi muore; pregare per le famiglie: è l’esercizio dell’amore fraterno nella carità, che non quantifica la vicinanza in centimetri, perché l’amore e la preghiera resistono a tutte le lontananze e le perturbazioni.
Dobbiamo essere comunità, tornarlo ad esserlo se ci siamo un po’ dispersi, paradossalmente proprio in questa situazione di separazione e di isolamento; dobbiamo imparare dalla comunità dei cristiani dei primi secoli, quando di fronte alle epidemie, i pagani fuggivano, ma i cristiani resistevano, non si disperavano, stavano in mezzo ai sofferenti ad esercitare la carità; può essere questo un segno dei tempi, un tempo di risveglio per i credenti.
Il vangelo della domenica che ci sta davanti (la III domenica di Pasqua) ci dice che Gesù, il Risorto, è accanto a noi, cammina con noi, come con i discepoli di Emmaus, anche se noi non lo riconosciamo, stravolti come siamo dalla fatica e dalla sofferenza della “prova”; dobbiamo lasciarci prendere per mano da Lui, lasciarci illuminare dalla sua Parola, perché anche i nostri occhi si aprano, il nostro cuore si infiammi, e lo possiamo riconoscere “allo spezzare del pane”, anche se non possiamo in questo periodo nutrirci sacramentalmente di questo Pane.
Domenica ricorre anche la festa del Prodigio presso il nostro Santuario della Madonna del Castello, non potremo celebrarlo con la solennità che merita, ma siamo certi che Maria avrà per ciascuno di noi e per tutta la nostra Comunità uno sguardo particolare e non ci lascerà mancare, soprattutto per chi sta soffrendo maggiormente a causa di questa epidemia, la sua carezza materna.
Lunedì 27 aprile sarà inoltre il trigesimo della morte di don Angelo Bernini, anche lui travolto da questo terribile morbo; dal Cielo non tralascerà di presentare alla Madre una invocazione di protezione e sostegno per la nostra Comunità Parrocchiale. Un caloroso saluto e un abbraccio fraterno.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


SECONDA DOMENICA DI PASQUA



Carissimi Parrocchiani, stiamo celebrando la Pasqua del Signore.
La liturgia pasquale non si esaurisce in un giorno, ma dovrebbe essere vissuta in otto giorni, (ottava di Pasqua), anzi in tutto il Tempo Pasquale fino alla Pentecoste, quasi a suggerirci come l’evento della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù ormai ci proietta fuori dal nostro tempo (quello dei nostri calendari, delle nostre agende), per immetterci ormai nel tempo di Dio, che è la pienezza dei tempi, quella che noi chiamiamo "eternità", non solo che non finisce mai, ma nel senso del compimento della nostra Comunione con il Signore, che già oggi possiamo vivere quasi come un anticipo, un germe, di ciò che avverrà definitivamente con la nostra morte.




Tutto questo sembra, però, contrastare fortemente con la situazione drammatica che stiamo vivendo ormai da diverse settimane; la forza devastante di questo virus anche se sembra ormai rallentare il suo impatto in questi ultimi giorni, continua comunque a mietere vittime, ormai in tutto il mondo, e soprattutto nella nostra terra lombarda, compreso il nostro paese dove diverse persone stanno soffrendo a causa di questo morbo, alcune ancora con grande apprensione, altre con maggiori speranze, ma anche tante (troppe) hanno perso la vita lasciando i propri familiari nello sconcerto e nello sconforto per non poter offrire loro neppure un ultimo saluto ed un "abbraccio" con la Celebrazione dell’Eucaristia del Funerale.
Nonostante tutto questo anzi proprio nel cuore di questa "tragedia", noi credenti abbiamo celebrato e stiamo celebrando la Pasqua, perché crediamo che Gesù Cristo è il Crocifisso Risorto ed è proprio questa luce, che si è sprigionata da un sepolcro a Gerusalemme duemila anni fa, viene a squarciare anche le tenebre più oscure, compre quelle che sembrano avvolgere la nostra umanità in questo tempo.
Gesù ha vinto la morte, non a parole, ma immergendosi con la sua passione e crocifissione in questo mistero oscuro e angosciante, per riemergere vittorioso in forza dell’Amore del Padre per la nostra umanità.
È questo amore che abbraccia tutti noi che siamo nell’angoscia, in particolare, gli ammalati, che stanno soprattutto negli ospedali e nelle strutture sanitarie, o presso la propria abitazione, i loro familiari che condividono la loro "fatica", e perfino i nostri cari che ci hanno lasciato, perché il Signore non li ha abbandonati, anche se magari solo in un letto di Ospedale, ma li ha presi per mano, ha asciugato le loro lacrime, ha dato loro quella carezza che è stata negata alla nostra possibilità, e li ha accolti in un abbraccio che non finisce mai.
Certo, questo, forse, non attenua il dolore, ma se ci lasciamo anche noi prendere per mano da quel Cristo che nella Pasqua si rivela vincitore della sofferenza e della morte, è qui e, forse, solo qui che possiamo trovare conforto e speranza per vedere "oltre" questo dramma che ci opprime ed angoscia.
Tutto questo però non è scontato e ovvio, è un "cammino", è il cammino della nostra fede, quello che il Risorto ha proposto a Tommaso, protagonista del Vangelo di questa seconda domenica di Pasqua; quel Tommaso che ci è tanto familiare, proprio perché ci assomiglia molto nella sua "incredulità"; davanti a Lui, come davanti a noi, il Gesù Risorto spalanca i segni della sua Passione e Morte, per aiutarci a credere alla sua Risurrezione.
È questa la luce, forse ancora lontana (speriamo non troppo), che già possiamo intravedere, anche se ancora nel buio che sembra avvolgerci.
Augurando a tutti una buona continuazione del Cammino della Pasqua, anche se in questo contesto faticoso e pieno di incognite, una preghiera particolare per gli ammalati e i loro familiari, e per le tante persone che con loro a diversi livelli: sanitario, politico, sociale, economico…, stanno lottando per superare questa tremenda situazione.
Con nel cuore un ricordo struggente per chi ci ha lasciato.
A tutti un abbraccio!

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


CI APPRESTIAMO A VIVERE LA PASQUA



Ci apprestiamo a vivere la Pasqua, siamo nel cuore del Triduo Pasquale.
Questa sarà una Pasqua del tutto particolare, a causa del Coronavirus non potremo ritrovarci nella Liturgia, nella celebrazione dei riti della Settimana Santa, ma siamo costretti a vivere questi eventi fondamentali per la nostra fede, dove la nostra fede si alimenta, “restando a casa”.




In questa situazione di emergenza avremo modo di utilizzare soltanto i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione: Tv, Radio, Internet.
Non per questo però la nostra fede viene meno, anzi siamo invitati a riscoprire al di là dei riti vissuti comunitariamente, e che restano essenziali, quella dimensione dello Spirito che va oltre e ci fa sentire in Comunione con il Signore e tra di noi anche se lontani e distanziati.
Potremo vivere tutto questo personalmente ma e soprattutto “familiarmente”, cioè in famiglia, raccolti insieme davanti a uno schermo, ma profondamente uniti nello Spirito, non solo con chi ci sarà vicino, ma con tutta la nostra Comunità Parrocchiale, con la nostra Chiesa locale seguendo le celebrazioni del nostro Vescovo, e la Chiesa Universale per chi seguirà le celebrazioni del Papa.
Questa è la potenza della nostra fede, che ci permette di oltrepassare i limiti dello spazio e del tempo e sentirci nella nostra comunione con il Signore, in comunione con tutti i nostri fratelli e sorelle che nel mondo condividono la nostra stessa fede.
Sarà una Pasqua insolita e per certi aspetti surreale, la vivremo con l’animo colmo di tristezza e apprensione per le tante persone che stanno soffrendo, anche nella nostra comunità; innanzitutto gli ammalati, diversi in condizioni preoccupanti, i loro familiari che vivono con ansia questa condizione anche di lontananza e incertezza e per tutti quei familiari, parenti, amici, che si sono visti portare via i propri cari, senza la possibilità di porgere loro un ultimo saluto o abbraccio, neppure attraverso una celebrazione funebre.
E' una situazione che mette in discussione quasi la nostra stessa “umanità”, se è vero come ci dicono gli studiosi, che l’uomo nella sua evoluzione ha cominciato ad essere tale quando ha iniziato a seppellire i propri morti.
Una cosa che ci può dare consolazione e speranza, è la dedizione, lo spirito di sacrificio, a volte veramente eroico, che stanno dimostrando le tante persone (soprattutto personale medico, e tutto il settore della sanità, i volontari e le persone impegnate nei servizi essenziali per la nostra vita di tutti i giorni) che si stanno battendo per combattere questo virus subdolo e sostenere chi ne è stato drammaticamente colpito: non finiremo mai di ringraziare tutte queste persone!
In queste condizioni impensabili fino a poche settimane fa, noi celebreremo la Pasqua di Nostro Signore e mai come in questo anno la sentiremo e vivremo come la nostra Pasqua.
Gesù nella sua Pasqua soffre e muore, condivide così, da Figlio di Dio, tutte le nostre sofferenze, le sofferenze di tutta la nostra umanità e questo fino alla morte e alla morte di croce, ci dice San Paolo.
Anche la nostra famiglia umana in queste settimane sta soffrendo e morendo, tanti nello spirito, tanti anche fisicamente e nella propria carne.
Gesù, però, il mattino di Pasqua è Risorto, ha vinto la morte, ha ribaltato la pietra del sepolcro.
La risurrezione di Gesù ha aperto così un varco, ha illuminato di una luce sfolgorante quella coltre buia e impenetrabile della sofferenza e della morte e questo non solo per Lui, ma per tutti.
E' questa la nostra speranza, che diventa certezza nella Fede, questa è la forza che viene a noi in questo momento dalla Pasqua di Gesù.
Possiamo, allora veramente anche quest’anno augurarci Buona Pasqua, anche se con un velo di tristezza e apprensione nel nostro cuore.
In Gesù il nostro Dio si è immerso nella nostra umanità, soffre e muore con noi, non ci ha abbandonato, ma ci prende per mano e ci risolleva come ha risollevato Gesù dalla tomba.
Celebrando questa Pasqua ci sentiamo pertanto vicini come Comunità Parrocchiale, nell’affetto e nella preghiera, a chi più di altri sta soffrendo per questa epidemia; gli ammalati, i loro familiari ed amici, le famiglie che piangono per la morte di un loro caro, e ringraziamo il Signore per le tante persone che a tutti i livelli si stanno adoperando per sostenere ed alleviare le tante sofferenze che questa situazione sta portando con sé.
Buona Pasqua!
Nella speranza di poterci presto vedere e incontrare di persona, anche e soprattutto con quelle persone anziane e ammalate che non possiamo quest’anno incontrare in occasione della Pasqua
Sarà ancora lunga, ma anche noi Risorgeremo!

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


LA DOMENICA DELLE PALME



La nostra Comunità si appresta a entrare nella Settimana Santa, la settimana in cui siamo invitati a celebrare il mistero della Pasqua di Gesù, una Pasqua che quest’anno è però segnata inesorabilmente dalla situazione drammatica e angosciante che stiamo vivendo.




I piccoli segni di speranza di questi ultimi giorni, che sembrano lasciarci intravedere un barlume di luce al termine di questo tunnel che sembra non finire mai, non sono sufficienti ad attenuare quel senso profondo di incertezza e di ansia che ci accomuna.
E' forte l’apprensione per le tante persone anche conosciute, vicine, delle nostre famiglie che sono state colpite e straziante il dolore per i tanti morti (troppi) che ci stanno lasciando in questi giorni e che non possiamo nemmeno “salutare”, ci sembrano proprio strappati, portati via senza neppure un’ultima possibilità di vederli.
Anche la nostra fede in questa situazione vacilla, ma, al di là dello sforzo immane ed eroico delle tante persone in prima linea nella lotta al morbo (medici, infermieri, volontari, ed il personale che opera nei settori produttivi ed assistenziale indispensabili… che non finiremo mai di ringraziare) è l’unica “forza” che ci resta, a cui aggrapparci per trovare l’energia e soprattutto la speranza di poter superare (anche se la strada sarà ancora lunga e impervia) questa drammatica e faticosa prova.
La Settimana Santa con la celebrazione della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù può diventare uno squarcio di luce che viene a smorzare quella coltre buia ed impenetrabile che sembra avvolgerci.
Sentiamo come Gesù il Figlio di Dio fattosi uomo, si immerge nella sofferenza e “passione” della nostra umanità, non siamo soli, non siamo abbandonati da Dio (anche se a volte ci sembra lontano, indifferente alla nostra vicenda dolorosa…), ma Lui, attraverso Suo Figlio, condivide con noi anche la storia che stiamo attraversando dentro questo dramma che ci coinvolge personalmente e sembra allargarsi sempre più a tutta l’umanità.
Certo non potremo ritrovarci insieme fisicamente, nelle celebrazioni liturgiche, non per questo però anche in questo periodo surreale smettiamo di essere comunità.
Noi sacerdoti celebreremo da soli l’Eucaristia del Giovedì Santo (ore 17,00) e del giorno di Pasqua (ore 10,00) per le altre celebrazioni siamo invitati a seguirle in televisione su TV2000 (con il Papa) e TvBergamo (con il nostro Vescovo) o anche su altre reti che trasmettono i Riti della Settimana Santa.
Potremo così ugualmente “partecipare”, anche se non di presenza, alla celebrazione del Mistero Pasquale, cuore e centro della nostra fede.
Lo faremo personalmente o meglio ancora come famiglia, riscoprendo quella dimensione di “Chiesa domestica”, che un po’ noi avevamo perso, e che paradossalmente questa triste situazione ci porta a far emergere.
Importante sarà disporre il nostro animo a porci nella condizione di vivere queste celebrazioni davanti a una TV, non come uno spettacolo a cui assistiamo, ma come un momento di fede e di preghiera che ci chiede quindi attenzione, devozione e raccoglimento.
Ci mancherà certo la partecipazione diretta, soprattutto la possibilità di accostarci per nutrici dell’Eucaristia, ma lo potremo fare spiritualmente, sapendo che Gesù può venirci incontro anche attraverso tante altre strade (riscopriamo quelle!) e ringraziamo di poter oggi usufruire di quei mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione per supplire a questa situazione di emergenza.
Fondamentale sarà aprire il nostro cuore per lasciarci abbracciare dal Mistero di Cristo che muore e risorge per noi e ritrovare lì quella luce e quella speranza tanto necessarie per tutti ed in particolare per le tante persone, anche nella nostra comunità, stanno soffrendo a causa di questo dramma; affideremo all’abbraccio misericordioso del Padre anche i fratelli e le sorelle che in questo periodo ci hanno lasciato in modo così tragico e angosciante.
Un ricordo particolare per don Angelo Bernini.
Anche se con lo strazio nel cuore, vogliamo sperare che la Settimana Santa ci aiuti, almeno un po’, a risollevarci nell’animo con la consolazione della nostra fede.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


DON ANGELO BERNINI CI HA LASCIATO



Il periodo attuale, già denso di sofferenze e patimenti personali, ci addolora ulteriormente per la scomparsa del nostro Don Angelo Bernini.




Don Angelo per sessantatré lunghi anni ha “servito” e “custodito” il nostro Santuario della Madonna del Castello, a cui ha dedicato praticamente tutta la sua vita.
Innalziamo al Signore una preghiera riconoscente per il suo servizio pastorale nella nostra Comunità e lo affidiamo all’abbraccio misericordioso del Padre perché lo accolga nella Sua pace.
Purtroppo, le normative vigenti ci impediscono la celebrazione del suo funerale.
Don Angelo verrà tumulato in forma privata presso il nostro cimitero.
Quando i tempi ce lo permetteranno celebreremo in modo adeguato l’Eucaristia in suo suffragio.

Almenno San Salvatore, 27 marzo 2020

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


LA PASQUA SI AVVICINA, MA ...



la Pasqua si avvicina rapidamente, ma la sua luce sembra ancora lontana.
Siamo sempre più immersi nella coltre oscura e tenebrosa di questo morbo invisibile e subdolo, che minaccia non solo la nostra salute e la nostra vita fisica, ma ci entra nell’animo, ci invade nel profondo e fa crescere nel nostro cuore un senso di incertezza, angoscia e paura.




Siamo con Gesù nel Getsemani: “e prese con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia e disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte...”. (Mt 26,37-38), anche per Lui la prova che gli si prospetta davanti appare “insopportabile”, incomprensibile e assurda; anche Lui si sente solo, abbandonato dai suoi e perfino dal Padre.
Sono i sentimenti che in questo momento faticoso e sconcertante invadono anche il nostro animo ed il nostro cuore.
Chiediamo allora a Gesù di sostenerci e di aiutarci, di darci la forza dello Spirito, quella forza che ha sostenuto Lui e l’ha portato ad offrirsi al Padre, quel Padre che sembrava in quel momento assente, quasi indifferente, ma che Lui, Gesù, il Figlio, non poteva smettere di sentire nel suo cuore come “Abba” (papà).
È difficile, umanamente sembra impossibile, la nostra fragile fede vacilla, ma aggrappati a Lui possiamo resistere e non lasciare spegnere in noi la Speranza, quella con la “S” maiuscola, che non è solo sperare che vada bene, ma sa vedere oltre questo buio, ed intravedere la forza di un Amore che nasce nella Pasqua di Gesù, crocifisso, morto e... risorto, si è rivelato più forte anche della sofferenza e della morte.
Nella settimana che ci sta davanti tradizionalmente la nostra Parrocchia celebra la “Festa dell’Addolorata”, quest’anno non potremo viverla insieme, almeno esternamente, ma non per questo vogliamo rinunciare a condividerla nel nostro cuore, e magari familiarmente nelle nostre case, con un momento, anche semplice, di preghiera per affidarci a Maria, Lei che ha condiviso in modo unico la passione del Suo Figlio; ed affidare a Lei tutti gli ammalati con i loro familiari, i nostri anziani, le persone più sole e segnate dalla prova di questa situazione e le tante persone che ad ogni livello si stanno impegnano per combattere la virulenza di questo virus e sostenere chi ne è colpito e sta soffrendo e sperando.
Non possiamo dimenticare i fratelli e le sorelle che la malattia si è portata via (cominciano ad essere diversi nella nostra comunità), in modo assurdo e impensabile fino a poche settimane fa; spesso nella solitudine più assoluta, senza la possibilità di una vicinanza familiare in un momento così decisivo.
Quanto è triste questa separazione, tanto più dolorosa per il fatto di non poter neppure celebrare “il funerale”, porgere l’ultimo saluto e l’ultimo abbraccio.
Affidiamo questi nostri fratelli e sorelle a Maria, siamo certi che sarà Lei, a sostenerci, ed accoglierli tra le sue braccia come ha accolto Gesù deposto dalla Croce.
È una prova, difficile, pesante, ma la nostra fede seppur vacillante, non può abbandonarci proprio in questo momento.
Sosteniamoci a vicenda anche se da lontano, con il nostro affetto e la nostra preghiera.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


LA QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA



Ci apprestiamo a celebrare la Quarta Domenica di Quaresima e purtroppo ancora senza poter celebrare insieme l’Eucaristia.
Questo digiuno “eucaristico” è per noi credenti un passaggio difficile, in qualche modo ci è imposto e sembra privarci di quel nutrimento essenziale e vitale che è per noi Lui, il Signore che si fa dono nel Suo Corpo e nel Suo Sangue.
Però, è paradossalmente anche il segno della nostra carità, di quell’impegno a salvaguardare in questo momento difficile la salute dei nostri fratelli (oltre che la nostra).




I sacerdoti celebrano "da soli" e noi, visivamente e auricolarmente, li possiamo seguire attraverso tutti quei mezzi che la tecnologia di oggi ci mette a disposizione e questo, oltre che favorire, innanzitutto, quella Comunione con il Signore che ci unisce sempre al di là di ogni distanza, fa sì che quelle Chiese desolatamente vuote si possano riempire di quella presenza indubbiamente misteriosa ma reale dei nostri cuori uniti in un Amore più grande, che è quello del Signore per noi, che diventa, in questo momento drammatico, la fonte della nostra Speranza.
La situazione che stiamo vivendo è indubbiamente difficile e faticosa e sembra diventarlo ogni giorno sempre di più.
Siamo nel mezzo di un tunnel buio, smarriti e spesso sfiduciati.
Intravedere anche solo in lontananza la luce sembra impossibile, ma non possiamo arrenderci allo scoramento (anche se molto umano in questo momento) per noi stessi e per tutti.
Ci sia di stimolo nell’affrontare le inevitabili "costrizioni" che ci sono imposte, lo spirito di abnegazione e di sacrificio "eroici" di tanti medici, infermieri, operatori sanitari a tutti i livelli che si stanno battendo al fianco dei fratelli e sorelle colpiti e vittime del virus.
I nostri "piccoli" sacrifici (restare chiusi in casa, non poter uscire per nessun motivo se non gravissimo, la distanza tra le persone che ci sono care, etc.) siano il segno della nostra partecipazione a quanti sono in trincea per combattere questa tremenda battaglia.
Si potrebbe dire e scrivere ancora tante cose.
D’altra parte, essendo impossibile incontrarci fisicamente e abbracciarsi (quanto sarebbe importante in questi momenti stringersi anche solo la mano), ci resta la "parola" che è il mezzo più comune per comunicare tra noi ed esprimere anche i sentimenti più profondi dell’animo.
Ma forse è opportuno riscoprire anche il "silenzio" che ci permette di rientrare in noi stessi e scandagliare quegli angoli più oscuri, ma spesso anche più luminosi del nostro essere più profondo.
Finora abbiamo vissuto prevalentemente fuori di noi, ora è il momento di rientrare in noi stessi e far emergere le dimensioni dello spirito e (per chi è credente) della preghiera.
Lascio la parola conclusiva di questa riflessione al nostro Vescovo, il quale diceva qualche giorno fa:

L’immagine biblica che mi dà forza in questa circostanza è quella dell’esilio.
Questo contagio ci sta, volenti o nolenti, esiliando dalla terra della nostra vita quotidiana, dalle nostre reali, presunte e presuntuose sicurezze, dalle nostre buone e forse meno buone abitudini.
Il popolo di Dio, esiliato, perde tutto: gli rimane la fede, la preghiera e la dedicazione della propria vita agli altri, come espressione concreta della propria dedicazione a Dio.
La prova, così si rivela il morbo dilagante, è il luogo del combattimento della fede.
Il Signore ci indica nel silenzio e nell’ascolto della sua Parola, nella pazienza e perseveranza e nella preghiera e della carità vicendevole, le armi del nostro combattimento spirituale”.

Mentre ci salutiamo da lontano, ma profondamente uniti nello spirito e nella Comunione nel Signore, rivolgiamo un pensiero e un ricordo particolare nella preghiera a tutte quelle famiglie e persone (particolarmente di Almenno San Salvatore) che sono state colpite direttamente da questo terribile morbo, a chi ha perso un familiare o una persona cara e a chi con ansia sta vivendo l’esperienza di un familiare o amico ammalato.
Il Signore doni a tutti la sua forza e la sua consolazione.

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


LA PARROCCHIA AL TEMPO DEL VIRUS



Il momento che stiamo attraversando è indubbiamente di grande fatica e sofferenza per tutti, ma in particolare per chi è stato colpito direttamente o attraverso un proprio congiunto si ritrova coinvolto in modo altrettanto diretto.
A loro siamo vicini con grande affetto e partecipazione anche se la situazione ci impedisce di poterci esprimere con una vicinanza anche fisica.




Anche come Comunità parrocchiale siamo "fermi" e separati, impossibilitati come siamo ad ogni forma di incontro e riunione compresa l’Eucaristia della Domenica che per noi credenti è il fulcro e il cuore del nostro essere comunità cristiana.
Siamo costretti a riscoprire altre forme di partecipazione, anche se in modo personale e familiare (sarebbe bello che questa faticosa realtà ci aiutasse a riscoprire il calore della preghiera, insieme, in famiglia), nella convinzione che la nostra Comunione con il Signore va oltre la vicinanza fisica, ma si colloca nella dimensione dello Spirito che va al di là di ogni divisione e separazione.
Anche se non insieme, sentiamoci comunque uniti e vicini spiritualmente, la comunità cristiana impossibilitata a riunirsi, attraverso la preghiera e la comunione nel Signore, anche se faticosamente e con sofferenza, continua il suo cammino, in particolare, in questa Quaresima, indubbiamente singolare, nella fiducia che il traguardo è la Pasqua di Gesù, la Sua vittoria sulla sofferenza e sulla morte, è questa la Luce che illumina anche questo momento buio che stiamo attraversando.
Noi sacerdoti ogni giorno celebriamo l’Eucaristia (in questi giorni feriali alle 8,00, la domenica alle 10,00), lo facciamo, purtroppo, da soli, senza l’assemblea, ma vi assicuriamo che in quel momento il nostro pensiero e il nostro cuore è con tutti voi, e se anche voi vi unite a noi con il pensiero (magari grazie anche alla Radio Parrocchiale, per chi ha il ricevitore, o gli altri mezzi che la tecnologia oggi mette a disposizione) sentiremo il cuore della nostra Comunità Parrocchiale battere all’unisono, anche se siamo lontani e impossibilitati a riunirci.
Da questa triste situazione ne usciremo, e ce lo stanno dicendo anche le misure sempre più restrittive di questi giorni, solo insieme (anche se è un insieme un po’ “paradossale"), ognuno secondo la propria responsabilità, e per chi è credente con un arma in più, che è la Fede e la Speranza in quel Dio, che anche se in alcune circostanze come questa sembra lontano, in realtà è con noi, soffre con noi e ci sta aiutando, facendosene carico, a portare la nostra croce.
Nel nostro paese abbiamo una Chiesa, anche se in questo periodo ancora "impedita", significativa in una circostanza come questa, è la Chiesa di San Nicola, vi lascio una semplice preghiera che possiamo fare nostra, affidandoci a Maria e a San Nicola, così cari alla devozione degli Almennesi.
Avanti con coraggio e fiducia!

Con i sacerdoti della Parrocchia, il Vostro parroco
Don Mario


Madonna della Consolazione.
San Nicola da Tolentino.
Pregate per noi.
Perché con pazienza e perseveranza affrontiamo il nostro quotidiano certi che la grazia di Dio non ci lascia soli nell’affrontare le prove della vita.
Sostenete quanti fra noi soffrono per la malattia, per la solitudine, per la fragilità della condizione umana.
Sostenete quanti si dedicano alla cura e al servizio dei malati e chi è chiamato a prendere decisioni per il bene di tutti.
Madonna della Consolazione.
San Nicola da Tolentino.
Pregate per noi.


L'ANNUNCIO DELLA NASCITA DI GESU'



L’annuncio della tua nascita, Gesù, arriva di sorpresa, nella notte, a persone che non erano stinchi di santi e che non si aspettavano di essere i primi e diretti destinatari di un messaggio così importante.
L’annuncio della tua nascita, Gesù, è un fiume di gioia che irrompe nella nostra esistenza travagliata, per regalare consolazione e speranza ai poveri della terra e agli emarginati, a coloro che penano sotto carichi pesanti.
Trasmette la notizia di un evento che cambierà il corso della storia e rappresenta una sfida vera e propria agli assetti costruiti dai potenti della terra.
Sì, Gesù, perché se Ottaviano, l’imperatore, pretende di essere il divino e la guida suprema, se vuole contare gli abitanti dei suoi domini per imporre dovunque il suo potere e far riconoscere la sua forza, tutto questo è destinato a sparire con tutta la sua carica di arroganza, come una pietosa illusione.
Il vero Salvatore, l’Inviato di Dio, il Signore autentico sei tu, il bambino nato in un alloggio di fortuna, che ha prima culla una mangiatoia.
Con te Dio sembra farsi gioco delle apparenze e impartirci una lezione fondamentale: solo l’amore rimane, edifica per sempre e Dio prova un amore sviscerato per tutti.
Per questo tu, il suo Figlio, ti sei fatto uomo.




Il parroco Don Mario insieme a tutti i sacerdoti della parrocchia di Almenno San Salvatore ti augurano Buone Feste, un sereno Santo Natale e un felice Anno Nuovo.


PAROLA DEL PARROCO PER IL NATALE



Celebriamo te, Signore Gesù, che sei la vera luce del mondo.
Tu sei la Parola che squarcia il silenzio dei secoli e che ci rivela l’amore smisurato del Padre.
Tu sei la Parola che scandaglia le profondità del nostro cuore, senza mai umiliarci né ferirci.

Tu sei la Parola che traccia il percorso, la strada sicura per raggiungere una pienezza che ha il sapore dell’eternità.
Com’è possibile, allora, che ci sia chi preferisce ancora le luci effimere di tante seducenti illusioni, le nebbie insidiose che avvolgono di dubbi e di rassegnazione ogni nostro movimento, le tenebre che costringono ad andare a tentoni senza accorgersi delle insidie disseminate sul cammino?

Eppure, solo in te risplende la grazia offerta a tutti, che spezza ogni catena e apre un futuro nuovo, strappandoci alla nostra vergogna, ai nostri umilianti fallimenti.

Solo in te appare la verità di Dio, che continua a sorprenderci perché colma di misericordia e generatrice di speranza.
Solo in te, Signore Gesù, noi veniamo generati alla dignità e alla grandezza dei figli di Dio.




Il parroco Don Mario insieme a tutti i sacerdoti della parrocchia di Almenno San Salvatore ti augurano Buone Feste, un sereno Santo Natale e un felice Anno Nuovo.


PAROLA DEL PARROCO PER LA PASQUA



Sono tre i personaggi del Vangelo di Pasqua: Maria Maddalena, Pietro e Giovanni.
Ma solo di quest’ultimo si dice che, entrato nel sepolcro, vide e credette.




Alla vista della tomba vuota, Maria Maddalena fornisce l’unica spiegazione plausibile: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto".
Un grido, quello di Maddalena, che dice il suo smarrimento: si era mossa di buon mattino, quando era ancora buio, per andare a piangere un morto che aveva tanto amato.
E ora non le è possibile farlo, perché non c’è il suo corpo.
Un grido che rimane all’interno di un orizzonte del tutto scontato, quello di una morte ineluttabile a cui non c’è alcun rimedio.
Non resta, dunque, che il lutto e la tristezza.
L’annuncio della Maddalena fa correre subito Pietro e Giovanni al sepolcro.
Quest’ultimo, più giovane, è anche più veloce e arriva dunque per primo, ma lascia che sia Pietro a precederlo dentro la tomba.
Tutto sembra in ordine, i teli e il sudario sono lì.
Ma manca ciò che conta di più: il corpo di Gesù, quel corpo che era stato disceso dalla croce e sepolto in tutta fretta.
Pietro osserva ogni cosa, ma non va oltre.
Forse perché è ancora preso dagli eventi che hanno fatto emergere tutta la sua fragilità e la sua paura: infatti, per tre volte Pietro ha rinnegato Gesù.
Solo a questo punto Giovanni, che non è neppure chiamato per nome, ma designato come "il discepolo che Gesù amava", entra anche lui nel sepolcro.
Ma egli, a differenza degli altri due, approda alla fede.
La spiegazione, probabilmente, sta proprio in quello che lo caratterizza: Giovanni è il discepolo "amato" o anche "che si lascia amare" e dunque che accoglie la sorpresa di un amore smisurato e immeritato.

Cosa significa, in definitiva, celebrare la Pasqua?
Cosa significa credere nella resurrezione di Gesù?

• Significa riconoscere la forza dell’amore, un amore capace di sconfiggere le forze del male, proprio quando sembrava che esse avessero pronunciato l’ultima parola, quella decisiva.

• Significa accogliere la novità dell’amore, un amore che si rivela attraverso la spoliazione più completa, fino ad apparire del tutto fragile e disarmato, ma è proprio per questo che risulterà vittorioso.

• Significa abbandonarsi a questo amore, lasciandosi alle spalle tutte le proprie paure e le proprie spiegazioni, ed anche il ricordo delle proprie infedeltà, per lasciarsi colmare da una Presenza che porta gioia e pace.

Ognuno di noi, allora, in questo giorno di Pasqua, deve diventare Giovanni, cioè il discepolo che si lascia amare da Gesù e quindi arriva alla fede, con la semplicità di colui che va verso il nuovo con la fiducia di un bambino.


L'ANNUNCIO AGLI UOMINI DI BUONA VOLANTA'



Quante volte, Signore, l’abbiamo inteso questo annuncio, che ha squarciato la notte di duemila anni fa e ha rivelato ai pastori, sorpresi e smarriti, un evento inaudito, che avrebbe fatto la gioia di tutta l’umanità.
Eppure non ci stanchiamo mai di ascoltarlo ancora una volta, perché è la sorgente della nostra speranza: se possiamo levare il capo e guardare con fiducia al futuro è perché tu, Gesù, il Figlio di Dio, hai preso la carne di un uomo e hai piantato la tua tenda in mezzo a noi.
E allora, nonostante le nubi oscure che ci turbano e ci rattristano, nonostante i soprusi e le violenze che insanguinano questa terra, nonostante le ingiustizie dettate dall’avidità e dall’arroganza, che spesso ci tolgono la voglia di lottare, nonostante l’egoismo e l’individualismo, che tarpano le ali ad ogni spirito di fraternità, noi osiamo ancora sperare, in questa notte, in un futuro di pace e di gioia, di comprensione e di solidarietà.
Non perché confidiamo nei nostri mezzi e nelle nostre capacità, ma perché sappiamo che tu, il Salvatore, il Cristo, il Signore, non lascerai andare a vuoto le tue promesse e realizzerai il disegno del Padre che supera qualsiasi nostra immaginazione.




Il parroco Don Mario insieme a tutti i sacerdoti e il Consiglio Pastorale Parrocchiale della parrocchia di Almenno San Salvatore ti augurano Buone Feste, un sereno Santo Natale e un felice Anno Nuovo.


UNA SVOLTA NUOVA INIMMAGINABILE



È presto ed è ancora buio, ma quello, Gesù, era veramente il primo giorno della settimana, il giorno in cui la storia dell’umanità prende una svolta nuova, inimmaginabile.




La morte non ha potuto tenerti a lungo fra le sue braccia: la pietra che ostruiva il tuo sepolcro ora è rotolata via, è stata tolta e con essa ogni tentativo di bloccare la tua missione, di toglierti di mezzo, di chiudere per sempre il capitolo nuovo che tu hai offerto a ogni creatura.
Coloro che ti hanno amato, come Maria Maddalena, non hanno più un morto su cui piangere, a cui esprimere il loro affetto, la loro amicizia.
Non c’è più bisogno di una tomba, né dei teli e del sudario: tu sei risorto e vivi nella gloria di Dio.
Ed ora puoi incontrare ogni uomo e ogni donna disposti ad accoglierti, ad aprire il cuore al tuo Vangelo.
Ora per tutti coloro che sono pronti a lasciarsi sorprendere da Dio si apre la porta della fede.
Ed è così che Giovanni, l’amato, ma anche colui che si è lasciato amare e ti ha seguito fino alla croce, approda alla gioia del credente.


LA QUARESIMA E' UNA STRADA POCO BATTUTA



Gesù, la strada che tu mi proponi non è molto battuta.
Mentre tutti sono intenti a difendersi dai poveri e dal disagio che provocano per garantirsi la propria pace e il placido godimento dei diritti acquisiti, tu mi chiedi di lasciarmi commuovere dalle storie di chi fugge dalla guerra e dalla persecuzione, dalla fame e dalla penuria endemica.
Gesù, tu mi chiedi di fare la mia parte, di mettere mano al mio portafoglio.




Mentre ogni giorno si paga il tributo all’idolo dell’efficacia e della vitalità e ci si lascia stritolare da un attivismo che non conosce soste o pause, tu ci inviti a trovare del tempo per Dio: uno spazio specifico e qualificato per ascoltare, innanzitutto, per meditare e rispondere a Colui che continua a raggiungerci con una parola colma di saggezza e di amore.
Mentre si è facili prede di bisogni che non conoscono limiti e di strategie di accaparramento, ci lasciamo guidare da un’ansia divorante che non risparmia né i cibi, né le persone.
Gesù, tu ci metti sulla strada del digiuno, di una rinuncia che tocca il corpo per poter finalmente avvertire la fame di ciò che conta veramente: una relazione autentica con Dio, a cui attingere saggezza, gioia e pace.


PAROLA DEL PARROCO PER LA QUARESIMA



C’è un percorso che ci attende, Signore Gesù, una nuova Quaresima per celebrare questa Pasqua in modo autentico e nuovo.
C’è un itinerario che ci conduce alla riscoperta del nostro battesimo.




Incontreremo te, che sei l’acqua viva, tu che ci strappi all’arsura quotidiana e ci fai conoscere la sorgente della vita che zampilla dentro di noi per sempre.
Rigenerati dalla tua acqua, scopriremo che sei tu la luce vera, colui che illumina ogni uomo che viene in questo mondo e lo libera dalle tenebre che lo avvolgono e lo raggiungono fin nel profondo.
Rischiarati dalla tua luce, sperimenteremo che solo tu sei la resurrezione e la vita, colui che ha lottato contro la morte a mani nude e l’ha sconfitta.
Ma prima di muovere i primi passi, tu ci chiedi di ritrovare un rapporto autentico con Dio, con noi stessi e con gli altri.
Troveremo del tempo per te, per ascoltare la tua Parola e lasciarci modellare da essa.
Il digiuno ci obbligherà a vivere in modo sobrio ed essenziale per provare fame e sete di te e praticare la misericordia e la condivisione con i poveri.


I SANTI, CITTADINI DEL MONDO NUOVO



C’è un popolo numeroso, Gesù, che ha preso sul serio le tue parole.
A molti sono sembrati dei deboli perché hanno continuato a perdonare anche quando venivano insultati e calunniati, perché hanno offerto misericordia anche a quelli che proprio non se la meritavano.




Essi hanno sperimentato il potere del male che ha devastato la loro esistenza, che li ha mortificati e fatti soffrire, ha aperto piaghe difficili da guarire, eppure non hanno rinunciato a perdonare.
C’è un popolo smisurato, Gesù, che ha preso sul serio le tue parole.
Sono stati presi per ingenui, facile preda di ogni astuto, zimbello dei potenti di turno, solo perché hanno rinunciato alla malizia e hanno riservato a ogni situazione uno sguardo limpido e pieno d’amore, proprio come il tuo, Maestro buono.
Il loro cuore è puro, immune da tutto ciò che lo indurisce ed incattivisce, che lo inquina di gelosia, di avidità o di orgoglio.
E' questo popolo, Gesù, che costituisce per noi un segno di sicura speranza.
Tu li hai dichiarati beati, veramente felici e fortunati: sono i cittadini del mondo nuovo che prepari per noi.


IL PRETE, UN DONO PER LA COMUNITA'



Il sacerdote per una comunità di persone come la parrocchia è sempre un grande dono, è il segno per eccellenza che il Padre non si dimentica mai di noi.
Dio ci manda un uomo che dal vivo rappresenta suo Figlio, che continua a stare con noi, a camminare con noi, a farsi carico delle nostre fatiche, ma soprattutto continua a non lasciarci mancare il dono della sua Parola, del suo perdono e del suo pane di vita nell’Eucaristia.
Il fatto che in questi anni il numero dei preti sta decisamente diminuendo ci aiuta, forse, a renderci conto di quanto non ringraziamo mai abbastanza il Signore per questo suo dono.
Certo, il prete è però un uomo, non è un angelo, con le sue belle qualità e capacità, ma anche con tanti limiti e debolezze di ogni essere umano.
Per questo dobbiamo accoglierlo, sì, come un dono, ma anche aiutarlo, stargli vicino, incoraggiarlo, perdonarlo (quando sbaglia), perché anche attraverso il nostro sostegno il sacerdote in parrocchia possa, con la grazia del Signore, svolgere sempre al meglio la propria missione.




IL SACERDOTE

Grandissimo e piccolissimo,
nobile di spirito come un discendente di re,
semplice e dimesso come un contadino,
un eroe che ha vinto se stesso,
un uomo che ha lottato con Dio,
una sorgente di vita santa,
un peccatore al quale Dio ha perdonato,
un dominatore dei propri desideri,
un servitore dei deboli e degli inquieti,
di fronte a nessun grande si prostra,
verso i piccoli si china,
un discepolo del suo Maestro,
una guida nella lotta degli spiriti,
un mendicante con le mani imploranti,
un araldo con doni preziosi,
un uomo nel campo del combattimento,
una donna al capezzale degli ammalati,
un vecchio nel contemplare,
un bambino nel confidare,
tende alle cose più alte,
non disprezza le cose più piccole,
destinato alla gioia ha familiarità con il dolore,
è lontano da ogni rimpianto,
chiaro nel pensare,
schietto nel parlare, amico della pace,
nemico dell’inerzia, stabile in se stesso,
del tutto diverso da quanto sono io.

Tratto da un manoscritto medioevale.


DON MARCO LUCA BERTANI

Il 28 maggio 2017 la comunità di Almenno San Salvatore ha partecipato a un evento importante e straordinario: Don Marco Luca Bertani, che in questo anno ha prestato il suo servizio diaconale nella nostra parrocchia, ha celebrato la sua "Prima Messa" proprio con noi, dopo essere stato ordinato prete il giorno precedente dal nostro Vescovo Francesco in Cattedrale a Bergamo.
Un evento veramente straordinario perché, seppur nella sua lunga storia passata la parrocchia di Almenno San Salvatore ha avuto molti preti originari, era comunque da più di undici anni che non si manifestava nuovamente questo "dono" di Dio.
A nome di tutta la comunità parrocchiale di Almenno San Salvatore ringraziamo quindi il Signore per aver chiamato Don Marco Luca a seguirlo sulla via del sacerdozio e ringraziamo Don Marco Luca per aver risposto affermativamente.
Anche qui sul web, auguriamo a Don Marco Luca ogni bene e un buon cammino sulle orme del Maestro che non ci delude mai.


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